Lange Anna simbolo di Helgoland

Helgoland – l’isola spezzata

Dopo un’ora e mezzo di navigazione il mare inizia a farsi più mosso. Ormai il porto di Cuxhaven, da cui siamo partiti, è lontano e all’approdo manca ancora un po’. Siamo nel pieno del Mare del Nord e il cielo è coperto di nuvole. Bisogna percorrere 70 chilometri in tutto per raggiungere l’unica hochseeinsel della Germania, l’unica isola d’alto mare: Helgoland.

-continua dopo le foto-

Nordsee Cuxhaven
Una foto durante la navigazione da Cuxhaven a Helgoland
Helgoland sulla nave
A bordo della nave Helgoland

Quando il mal di mare si fa più difficile da sopportare salgo sopraccoperta e all’orizzonte vedo avvicinarsi il profilo dell’isola. Il porto è molto piccolo, al punto che alcune navi non riescono a entrarvi. I passeggeri vi vengono così  portati a bordo di imbarcazioni di servizio. La Helgoland, però, la nave su cui siamo noi, può avvicinarsi senza problemi alla banchina.
Appena il tempo di scendere e inizia a piovere, una pioggia fitta contro cui è difficile proteggersi perché si sposta con il vento. L’ostello è dal lato opposto dell’isola, la massima distanza qui concepibile, poco meno di due chilometri.

L’altra metà dell’isola – Helgoland è il nome dell’isola. Ma non solo. Si chiama così anche il minuscolo arcipelago, cui appartiene anche un atollo sabbioso: Düne. Un tempo le due isole erano unite ma nel 1721 una violenta tempesta le divise. Qualche anno fa, nel 2008, alcuni investitori si dissero interessati a riunire le due metà riempiendo il braccio di mare che le divide per costruirvi più hotel e anche un campo da golf. Il progetto da 80 milioni di euro, però, non è mai stato portato avanti. Düne è così raggiungibile solo da una barca che parte ogni mezz’ora. Per questo è un posto estremamente tranquillo: una grande distesa di sabbia su cui spesso si sdraiano al sole le foche.

L’isola del Big Bang – Durante la guerra, infatti, Helgoland era usata come base dalla marina tedesca.
Alla fine del conflitto l’isola passò agli inglesi che vi provocarono il cosiddetto “big bang”: una delle più grandi esplosioni non nucleari della storia. Raccolsero da gallerie e casematte sull’isola 6700 tonnellate di esplosivo e alle ore 13 del 18 aprile 1947 le fecero detonare, creando una nuvola di fumo alta 9 chilometri e visibile dalla terra ferma.
Secondo molti, l’intenzione degli inglesi era di distruggere l’isola ma documenti storici dimostrano che non sarebbe così: volevano solo demilitarizzarla completamente. Ci riuscirono.
I circa 2.500 abitanti dell’isola, che l’avevano lasciata durante la guerra, vi poterono ritornare solo dopo che fu restituita alla Germania, nel 1952.

Lange Anna – Oggi a ricordare il passato travagliato dell’isola, sulla parte superiore, la Oberland, rimane un profondo cratere che ricorda un violento bombardamento inglese del 1945. Il frastuono delle bombe è solo un ricordo: oggi nell’aria risuonano i versi di migliaia di sule, uccelli marini che nidificano sull’isola e a nord si vede la Lange Anna, lo scoglio che dà all’isola la sua forma tipica.
Il suo colore è quello dell’arenaria, una pietra porosa. Anche grazie alla sua elasticità l’isola si salvò dalla forza devastante del “big bang”.

Il piccolo museo di Helgoland

La fortezza nel mare – Helgoland significa letteralmente “terra sacra” e a lungo è stata più conosciuta come Heligoland. Così la chiamano gli inglesi che si impossessarono dell’isola nelle guerre napoleoniche e ne furono padroni per quasi tutto il XVIII secolo.
Nel 1890 la cedettero ai tedeschi, in cambio di un’altra isola: Zanzibar.
Helgoland divenne una fortezza marina durante la prima guerra mondiale e conservò questo ruolo anche ne

lla seconda. Hitler con il progetto artiglio d’aragosta (Hummerschere) la fortificò.
Oggi di quel passato bellicoso rimane solo qualche traccia archeologica. L’isola è una meta turistica visitata ogni anno da 500mila persone. Il merito è delle splendide attrazioni naturali ma anche del fatto che l’isola è un porto franco, dunque vi si possono acquistare sigarette e liquori senza pagare le tasse.

-foto e testi di Riccardo Cavaliere-

 

Comments

comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.